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Grizzanti Iconista
Il pensiero iconista

Il pensiero iconista

03-02-2010
L'iconismo di Gaetano Grizzanti

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Pare quasi di immaginare riavvolto il nastro della storia, smagnetizzato e riposto in un cassetto, a futura dimenticanza. Dopo secoli di prolungati tentativi, da parte dell'uomo, di sommare parole a parole per giustificare tesi, proporre pensieri, dirimere controversie verbali, il carattere distintivo della sempre più rapida comunicazione contemporanea sembra essere ritornato alla necessità irrinunciabile di un rapporto biunivoco -indissolubile e immediato- tra pensiero e immagine.

L'uso dei mezzi tecnologici e digitali, e tutto quanto informa una globale comunicazione telematica costringe a una progressiva semplificazione di scelte e procedimenti verbali, restituendo importanza e dignità a ciò che lega il simbolo al suo diretto correlato pratico e concettuale.

Gaetano Grizzanti riflette sulle interazioni che tali dinamiche stabiliscono all'interno dell'arte in generale e della figurazione nel particolare, favorendo un'agevolazione concettuale attraverso una riassuntiva stilizzazione dell'immagine: forte dell'esperienza maturata come docente e già noto come designer di numerosi marchi, fonda la sua attività pittorica su una logica che non possa prescindere dal concetto che l'opera vuole veicolare. Si tratta di un processo del tutto cognitivo in cui sospendere e congelare ipotesi di complicate formulazioni tecniche o estetiche in favore di una ricerca metodologica che avvicini il più possibile e trattenga in relazione diretta e sintetica "contenitore" e "contenuto".

Nel ristretto del quadro tutto diventa simultaneo: i vari momenti e movimenti di tensione -sia di immagine che di pensiero- vengono gradatamente raccolti, giustapposti, comparati e infine commutati nel principio formale che faccia della simultaneità la struttura caratterizzante l'unità determinata del dipinto. Non sono associazioni o rappresentazioni semplicemente allegoriche, ma il risultato di visualizzazioni empiriche tra loro relazionate e qualificate da uno spazio e un tempo assoluti, in assenza dei quali non si avrebbe nemmeno quella simultaneità sintattica che procede per immagini e di immagini si autoalimenta.

La convergenza e reciproca illustrazione tra soggetto dipinto e titolo dell'opera fanno del quadro un modello di linguaggio autonomo e concluso, profondamente strutturato al proprio interno: l'esito artistico da "sintetico" diventa "sinestetico", ciò che nelle intenzioni originarie è stato accomunato e avvicinato a creare un'ipotesi di gestualità linguistica risultando direttamente comprensibile anche all'osservatore, fedele a una logica comunicativa che non disperda la propria, concreta funzionalità pratica.

Grizzanti si fa così interprete dell'Iconismo -trasposizione artistica da lui stesso costituita nel 2000- nella volontà di raccogliere uno o più significati all'interno della medesima immagine dipinta: l'asetticità degli sfondi, la nettezza del colore, la linearità e semplicità delle forme conducono al raggiungimento di una comunicazione diretta e non mediata, dove l'essenzialità del significato non è altro che il decorso temporale che trattiene il respiro.

Un modello linguistico, quello elaborato da Grizzanti, espressione della contemporaneità che si riconduce a una matrice segnica propria della comunicazione del terzo millennio e divenuta oggi di uso comune a livello planetario, si tratta, cioè, della simbologia -seppur solo pittogrammatica- adottata dai computer, dai telefoni cellulari, da tutti i prodotti tecnologici in generale.

Di una stratificazione di differenti e ulteriori circuiti intellettivi, di una polisemia di multipli intrecci e sovrapposizioni, l'icona iconista di Grizzanti si fa carico e interprete divenendo, in sé e per sé, immagine parlante ed eterodiretta, un autentico "ideogramma globale" che non solo descriva, ma contribuisca alla formazione di un moderno alfabeto concreto e praticabile, sintesi figurata di una contemporaneità che, nell'esuberante molteplicità di pensieri, non cessi di soddisfare il necessario, naturale bisogno di simultanea unità totale.

Olivia Spatola
Curatrice e critica d'arte

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